Santa Puglisi

1996 – Santa Puglisi – Catania

Santa non poteva sfuggire al suo destino. Suo padre è Antonino Puglisi, capo del clan Savasta, arrestato nel 1995 per l’omicidio di Liliana Caruso e Agata Zucchero, moglie e suocera di Riccardo Messina, pentito del suo stesso clan. Suo marito, Matteo Romeo, è stato ucciso da pochi mesi, il 23 Novembre 1995. Il 27 agosto 1996 Santa, come tutti i giorni, sta portando fiori freschi sulla tomba del marito. Quel giorno è in compagnia di due nipoti del capomafia, Salvatore Botta, 14 anni e una ragazzina di 12, la cui identità è tenuta riservata. Il killer solitario non si limita a uccidere Santa e Salvatore, ma sfregia le vittime e di riflesso il boss detenuto.

Dalle indagini emerge che l’assassino si è appostato ore prima nel cimitero, nascondendo una pistola in un vaso. Ha colpito prima Santa alle spalle, poi in viso. Quindi si è scagliato contro il ragazzo, prima sparandogli mentre tentava di fuggire, poi prendendolo a calci e dandogli infine il colpo di grazia, sempre al volto. Risparmia però la ragazzina. Quando muore, stretta nel suo vestito nero di vedova, Santa ha 22 anni. Dopo due giorni, il pentito Giuseppe Ferone viene arrestato come mandante del duplice omicidio, accusato da altri membri del suo clan di essere anche uno degli esecutori dell’omicidio di Carmela Minniti, moglie di Santapaola, avvenuto nel 1995, quando Ferone era già collaboratore di giustizia. Viene quindi sospeso dal programma di protezione. Avrebbe agito per vendicare gli omicidi di suo figlio e suo padre, uccisi dai sicari di Antonino Puglisi e Nitto Santapaola.

Il 30 agosto Giuseppe Ravalli, nipote di Ferone, viene arrestato come l’esecutore dell’omicidio di Santa e Salvatore. Ravalli, che si pente subito l’arresto, racconta di aver vissuto in istituti di assistenza e convitti e di aver avuto come punto di riferimento solo lo zio.

Passano pochi giorni e Ferone ammette tutti gli omicidi, confessando di aver progettato anche quello del figlio di Santapaola, dichiarando di voler riprendere il percorso di collaborazione. La magistratura però non lo riammette nel programma di protezione. Il 24 ottobre viene arrestato anche Orazio Puglisi, fratello di Santa, per possesso di arma da fuoco.

L’anno successivo si celebra il processo contro Ferone, durante il quale l’imputato chiede protezione per sua moglie e sua figlia. La Corte d’Assise di Catania lo condanna all’ergastolo insieme ad altre quattro persone, coinvolte in tutti gli omicidi. Vengono comminati 21 anni, invece, a Ravalli per semi-infermità mentale perchè plagiato dallo zio. Nel 1999 anche Antonino Puglisi decide di collaborare.