Mariangela Passiatore

1977 – Mariangela Passiatore – Brancaleone (RC)

La storia di Mariangela è la storia incredibile e amara di una semplice turista che ha scelto per le sue vacanze estive Brancaleone, un paesino sul mare Jonio della provincia di Reggio Calabria.

È una domenica di fine agosto e nella villa affittata dall’industriale Sergio Paoletti è appena terminata la cena. Mariangela si gode gli ultimi giorni di libertà prima del rientro a Cinisello Balsamo, dove vive con il marito. Attorno alle dieci e mezza della sera del 28 agosto accade l’incredibile. Cinque banditi, armati e mascherati, fanno irruzione nella villa e sbattono tutti contro il muro. All’inizio sembra si tratti di una rapina. Quegli uomini fanno man bassa di soldi e gioielli. Mai e poi mai la signora Mariangela si sarebbe aspettata in sorte di essere sequestrata dall’Anonima. Ha 48 anni quando il marito la vede andar via. Per l’ultima volta. Nella villa resta un bandito fino alle due di notte a terrorizzare i presenti. Quando va via scatta l’allarme. Ma ormai Mariangela è già stata inghiottita dalla montagna. Il riscatto è fissato in 150 milioni, che non saranno mai pagati. Le notizie che arrivano in casa Paoletti sono confuse. Un amico di famiglia che vive nella Locride vuole dare una mano nelle ricerche e nella mediazione coi rapitori. Ma per il commerciante 45enne Giulio Cotroneo si mette male. Forse ha riconosciuto gli uomini della banda, forse ha fatto troppe domande in giro. Lo fanno fuori a colpi di lupara il 13 settembre a Bruzzano Zeffirio, non lontano da Brancaleone.

Finiscono in cella Angelo Bello, Fortunato Gallo e Carmelo Scaramozzino di Brancaleone, e Leo Alalia che vive a Genova, mentre Giuseppe Favasuli è emigrato in Australia ed è ricercato. Arrestano anche Giovanni Stellitano, custode del cimitero.

A un anno dal rapimento, l’industriale Paoletti sembra aver perso ogni speranza di rivedere viva la moglie, ma vorrebbe almeno poter fare un funerale come si deve e per questo pubblica un’inserzione su diversi quotidiani, offrendo 30 milioni in cambio di notizie. Riceverà solo telefonate degli sciacalli.

Nell’80 il processo di primo grado si conclude con un nulla di fatto. In attesa del processo muoiono ammazzati prima Stellitano (1984) e poi Angelo Bello (1987). In appello, istituito dopo diversi anni, si scopre che il processo è da rifare: un giudice popolare, il sindaco Dc di Stignano, Tobia Sotira, non aveva i titoli per partecipare al procedimento non avendo conseguito la licenza media. Seguono le definitive assoluzioni. E restano le ombre sulla vicenda.