Maria Teresa Gallucci ,Nicolina Celano, Marilena Braccaglia

1994 – Maria Teresa Gallucci, Nicolina Celano, Marilena Braccaglia – Genova

Maria Teresa Gallucci vedova Alviano ha meno quarant’anni e tre figli maschi. Ha vissuto una vita difficile, fatta di sacrifici e sofferenze. A 25 anni resta vedova: il marito muratore è volato dal quarto piano di un edificio in costruzione. E Maria Teresa rimane a Rosarno, va avanti da sola crescendo i suoi tre figli. Solo madre premurosa e attenta, non più donna. Almeno fino alla soglia degli anta. I suoi ragazzi ormai sono cresciuti, e lei all’improvviso riscopre l’amore. Inizia una storia con un commerciante del paese, Francesco Arcuri, più giovane di lei di qualche anno. Ufficialmente è una storia segreta, ma presto in paese tutti sanno della relazione. Non si tratta di privacy violata, ma del tribunale della ‘ndrangheta. Francesco Alviano ha 23 anni, senza padre da quando ne ha cinque. È un ragazzo cresciuto in fretta, con la responsabilità di sostituirlo il più presto possibile. Forse la voglia di bruciare le tappe, forse il peso della responsabilità, forse il desiderio di prendersi quello che la vita gli ha negato, forse il fascino del crimine, fatto sta che Francesco coltiva amicizie di “alto rango” e aspira alla carriera ‘ndranghetista. Quella che segue è una storia verosimile, la ricostruzione fatta dagli investigatori per dare un perché ad una strage così terribile, ma si tratta solo di ipotesi bocciate dalla magistratura.

Si chiacchiera tanto nei bar di Rosarno, e a Francesco tocca l’accusa più profonda: le risatine, le mezze frasi. Gli hanno messo la pulce nell’orecchio: «Tua madre se la tiene uno del paese, tuo padre si rivolta nella tomba». È un’accusa gravissima, l’indegnità massima per un uomo d’onore. La sera del 4 novembre 1993 Francesco Arcuri viene ferito barbaramente. Nove colpi di pistola, diretti al basso ventre. Coi genitali spappolati e un’emorragia, l’uomo muore dopo un’agonia di undici giorni. C’è tensione in paese, è chiaro che qualcosa deve accadere. Ma il giovane Francesco Alviano non è un malandrino qualunque, da poter fare fuori senza disturbare. È ormai organico alla cosca Pesce. La ‘ndrangheta emette il suo verdetto: chi uccide per onore non può essere punito anche se a morire è uno ‘ndranghetista. Ma la salvezza del vendicatore passa dalla morte della donna infedele, come vuole la legge d’onore. A Francesco, per tener fede al giuramento, tocca uccidere la madre con le proprie mani. Il 18 marzo, a Genova, assolve al suo compito. È lì che Maria Teresa si è rifugiata insieme alla mamma Nicolina Cerrano. La morte del suo amante l’ha terrorizzata. Sa bene cosa l’aspetta al suo paese e ha deciso di cambiare aria. Le donne trovano ricovero presso Concetta Gallucci, sorella e figlia delle due.

La mattina del 18 marzo a casa ci sono solo Maria Teresa e la mamma Nicolina Celano, 72 anni, insieme alla nipote Marilena Bracaglia che ha 22 anni, studia da architetto e non ne vuole sapere di svegliarsi. Tra le nove e le dieci si compie la strage. Suonano alla porta, Maria Teresa si accosta all’ingresso. Di certo conosce il nuovo venuto, e lo accoglie senza nemmeno indossare la vestaglia. I primi colpi sono per lei. Al capo. Poi tocca alla giovane Marilena, fulminata nel sonno con due pallottole alla testa. Ultimo atto della tragedia l’uccisione della nonna accorsa in soggiorno in pigiama e a piedi nudi, con il cuore che galoppava e già temeva il peggio. Ancora dei colpi alla testa. Una carneficina, un lago di sangue che di lì a poco accoglierà i parenti delle vittime.

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