Maria Maiolo

1983 – Maria Maiolo – Fabrizia (VV)

È una vicenda sconvolgente quella accaduta nel 1983 a Fabrizia, un piccolo paese del vibonese, dove ancora i matrimoni sono affari di famiglia decisi a tavolino e imposti alle donne. A 15 anni Maria è promessa sposa ad un uomo molto più grande di lei. Il padre Antonio faceva il carbonaio, prima di morire stroncato da un tumore. Rimasta vedova e con due figli a carico, la madre decide di sistemare la figlia con un buon partito. Quell’uomo di quasi trent’anni, fratello di uno zio è emigrato a Brescia, fa il muratore e può darle un futuro lontano da quel paese ancora stravolto dall’alluvione. È un matrimonio di convenienza che può risollevare le sorti di quella famiglia.

Maria è una bella ragazza, bruna e riccia, alta e piena di vita. Ha voglia di godersi la sua adolescenza e non certo di accasarsi. Ma è difficile resistere alle pressioni della madre. E così Rosina  combina l’incontro con il suo futuro genero. Per due volte Giuseppe La Rosa fa visita alla casa di via Montepindo, e per due volte Maria recita la parte della fidanzata. L’ambiente della scuola, le amiche e le compagne dei paesi vicini, il contatto con una dimensione diversa, l’aiutano a trovare la forza di rompere quel legame. Ma sa che non potrà resistere a lungo alla processione dei parenti e all’insistenza della povera madre. Maria ha 17 anni nella primavera dell’83, non ha più scuse da opporre.

La convincono a chiedere al giudice l’autorizzazione a sposarsi da minorenne. È tutto pronto, tutto organizzato: il 12 luglio le pubblicazioni e ad agosto il matrimonio. A Maria non rivelano la data per non darle il tempo di reagire.

Finita la scuola per lei non c’è più salvezza. Chiusa in casa, libera di uscire solo per andare a fare la spesa e sempre in compagnia di qualche familiare, Maria non trova appigli. Il 10 luglio del 1983 è domenica. C’è una strana atmosfera in casa, agitazione, confusione. Presto è chiaro il motivo: quella sera arriva Giuseppe, il promesso sposo, pronto a recarsi in municipio e in chiesa insieme a Maria per annunciare ufficialmente la notizia della loro unione.

È finita, non c’è più possibilità di sfuggire. Un senso di profonda angoscia travolge quella diciassettenne con ancora tutta una vita davanti. Il pensiero del futuro che gli toccherà era insostenibile. Non è già sua quella vita. E allora Maria decide che ha una sola possibilità. Mette i suoi jeans preferiti, quelli attillati ai fianchi e al sedere, e una  maglietta blu che risalta le sue forme. Colora le unghie con uno smalto brillante, pettina i ricci mediterranei. È pronta a partire. Nessuno la può fermare. Prova con un coltellaccio da cucina, ma la lama sulle vene dà un dolore che non riesce a sopportare. Pensa al padre Maria, che se ne è andato tre anni prima. Pensa al suo fucile da caccia riposto come un cimelio sulla parete della camera. Quell’arma lunga e fredda è la sua unica speranza di pace. Appoggia le canne al ventre, chiude gli occhi e in un attimo Maria trova la sua libertà.

Una tragedia, l’ennesima, vissuta a Fabrizia con morbosa attenzione. Sono in tanti fuori dai cancelli del cimitero, in attesa del responso del medico legale. Maria è morta vergine. Non ci sono retroscena pruriginosi. E così la sua storia finisce presto nel dimenticatoio.