Lea Garofalo

2009 – Lea Garofalo – Monza

Lea Garofalo ha pagato con la vita la sua scelta di diventare una collaboratrice di giustizia. Rapita e torturata, il suo cadavere è stato poi bruciato. Originaria di Petilia Policastro (KR), diventa collaboratrice di giustizia nel 2002, quando decide di testimoniare sulle faide interne tra la sua famiglia e un’altra rivale. Già a maggio 2008 l’ex compagno Carlo Cosco cerca di farla rapire a Campobasso, ma l’agguato fallisce. A novembre 2009, con il pretesto di mantenere i rapporti con la figlia Denise, legatissima alla madre, Cosco attira la sua ex a Milano con la scusa di parlare dell’università della figlia. Ma al treno che avrebbe dovuto riaccompagnarla al Sud Lea non arriva mai. Almeno quattro giorni prima del rapimento, Cosco ha predisposto un piano contattando i complici: erano pronti il furgone, la pistola per ammazzarla «con un colpo», il magazzino dove interrogarla e l’appezzamento dove far sparire i resti del suo corpo carbonizzato, per poi simulare la scomparsa volontaria. Il processo ai suoi assassini ha visto protagonista la figlia di Lea, Denise Cosco che ha raccolto, in un passaggio di testimone simbolico, il coraggio della madre e ha testimoniato contro il padre, gli zii e l’ex fidanzato, Carmine Venturino. Grazie Quest’ultimo nel luglio 2012 dopo il processo di primo grado, ha iniziato a collaborare facendo anche ritrovare i resti del corpo di Lea Garofalo.

Il 29 maggio 2013, presso l’aula della Corte D’Assise d’Appello di Milano, si è svolta l’ultima udienza del processo per l’omicidio di Lea Garofalo. La sentenza di secondo grado, riformulando parzialmente il giudizio di primo grado. Confermato l’ergastolo per Carlo Cosco con un anno di isolamento diurno e per Vito Cosco con otto mesi di isolamento diurno, Massimo Sabatino e Curcio Rosario. Venticinque anni di reclusione per Carmine Venturino con il riconoscimento delle attenuanti generiche e non dell’attenuante speciale della collaborazione. Assolto Giuseppe Cosco, per non aver commesso il fatto, il quale tuttavia non verrà subito scarcerato, data la condanna che grava sulle sue spalle di dieci anni per traffico di droga, pena confermata in secondo grado. La Corte ha inoltre confermato i risarcimenti per le parti civili: 200 mila euro per Denise Cosco, 50 mila euro alla madre e alla sorella di Lea Garofalo, 25 mila euro al Comune di Milano. Inoltre, tutti gli imputati, ad eccezione di Carmine Venturino, dovranno provvedere in solido al pagamento delle spese processuali.

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