Concettina Labate

1982 – Concettina Labate – Reggio Calabria

Loro sono i “ti mangiu”, i famigerati Labate del rione Gebbione di Reggio Calabria. Si sentono padroni di tutto, anche della vita e del destino delle proprie donne. E così alla giovane Concettina Labate tocca in sorte un matrimonio di convivenza criminale, un’unione strategica per rafforzare il potere della consorteria. Concettina mette al mondo cinque figli e fa la madre a tempo pieno. Ma poi, a trent’anni, prova a vivere la sua vita. S’allontana dal marito, trova un impiego all’ufficio del registro e inizia un’avventura con un uomo più giovane di lei, un uomo di ‘ndrangheta in vista nel rione Sbarre.

È un’offesa mortale. Provano a richiamarla all’ordine, ma lei non cede neanche di fronte ai colpi di pistola. È il marzo dell’82. Una voce familiare la chiama dalla strada, lei si affaccia alla finestra e si becca un proiettile che la ferisce al braccio. Forse volevano ucciderla, forse solo intimidirla. Dirà di non conoscere l’attentatore. Ha paura Concettina, ma la sua vita non cambia.

L’onore viene lavato qualche mese dopo, il 5 ottobre dell’82. È mattina presto e Concettina è a bordo della sua Fiat Ritmo blu, diretta al lavoro. Sta per imboccare viale Calabria, l’arteria principale della zona Sud della città. Il killer è appostato all’uscita di una curva a gomito, nascosto da un muro. Sa che la donna passerà da lì, necessariamente a velocità ridotta. L’agguato è repentino: sette colpi in rapida successione, tre dei quali feriscono la donna al capo. L’auto finisce contro un muro cento metri più avanti. Poco prima delle otto una telefonata anonima avverte i carabinieri. Concettina Labate è morta sul colpo, a 32 anni.

Da subito si segue la pista del delitto d’onore, si interroga il marito di Concettina, vengono fermati alcuni familiari. Al funerale, i Labate piangono sulla bara della donna. Ma per quella morte atroce non arriva alcuna vendetta. Un’insolita remissività per una delle cosche più feroci della città. Un segnale non sfuggito agli investigatori del tempo che, però, non hanno prove in mano.