Barbara Rizzo Asta

1985 – Barbara Rizzo Asta – Erice (TP)

I l 2 aprile Barbara, come ogni mattina, accompagna a scuola i suoi figli, i gemelli Salvatore e Giuseppe. Quella mattina la figlia maggiore, Margherita, capisce che i suoi fratelli non hanno nessuna intenzione di vestirsi e, visto che non vuole far tardi a scuola, si fa dare un passaggio dalla vicina di casa

Alle 8,35 Barbara e i due bambini sono a bordo dell’auto e attraversano la statale di Pizzolungo. La stessa mattina il sostituto procuratore Carlo Palermo – il magistrato delle indagini sulle connessioni nei traffici di armi e di droga tra mafia, criminalità internazionale e la politica – sta andando al Palazzo di Giustizia di Trapani. Ma proprio mentre la blindata del procuratore, nella strada che costeggia il mare, supera l’auto di Barbara, esplode una carica di tritolo. È subito chiaro che si tratta di un attentato al giudice. Il fato ha voluto che a morire fossero Barbara (34 anni), Giuseppe e Salvatore (6 anni). Il procuratore Carlo Palermo e la sua scorta rimangono feriti. L’auto della donna ha fatto da scudo.

Il boato è sentito a chilometri di distanza. La scena che si presenta agli occhi dei primi soccorritori è drammatica, i corpi dilaniati erano ridotti in brandelli. Tra i primi ad arrivare sul posto anche il marito di Barbara, Nunzio Asta, che non immagina nemmeno che la moglie e i figli possano essere rimasti coinvolti nell’esplosione. La macchina di Barbara non è riconoscibile. Nunzio ritorna a lavoro e poco dopo riceve una telefonata dalla polizia che gli chiede il numero di targa dell’auto. Nel frattempo la sua segretaria ha verificato, i due gemelli non sono mai giunti a scuola.

Per la strage sono condannati, come esecutori materiali,  in primo e secondo grado, Gioacchino Calabrò, Vincenzo Milazzo e Filippo Melodia. La sentenza è stata poi cassata nel 1991: gli imputati non hanno commesso il fatto. Nel 2004 sono stati condannati, quali mandanti della strage, Balduccio Di Maggio, Vincenzo Virga e Totò Riina.

Nel luogo della strage è stato posto un monumento con la scritta: «Rassegnati alla morte non all’ingiustizia le vittime del 2-4-1985 attendono il riscatto dei siciliani dal servaggio della mafia. Barbara, Giuseppe e Salvatore Asta»

Ai piccoli Salvatore e Giuseppe viene intitolato l’Istituto polivalente della città di Erice, in provincia di Trapani.